Si discute e si parla di turismo con il territorio, finalmente.

Da sempre ritengo che per poter fare turismo è necessario ascoltare le esigenze del territorio e costruire dei piani partecipati per la definizione delle strategie e delle azioni da intraprendere, sulla base dei suggerimenti e delle richieste degli operatori, di chi il turismo lo fa quotidianamente.

Per anni appelli di questo genere sono rimasti inascoltati e i piani turistici (quei pochi fatti) sono stati costruiti dall’alto, redatti da consulenti più o meno bravi, e calati sulle realtà senza ascoltare chi il turismo lo fa e costruisce ogni giorno. Piani, tra l’altro, anche non attuati, disattesi e rimasti carta.
Ora, dopo anni di fondi europei utilizzati in maniera discutibile con scarsi risultati in termini di sviluppo, finalmente qualcuno ha deciso di ascoltare i fabbisogni del territorio per individuare le azioni giuste da intraprendere, prima di spendere risorse inutilmente.

Mi viene da dire, meglio tardi che mai, e visti i risultati del passato  (tendenza al calo di presenze turistiche in Provincia di Avellino pari al – 10% annuo, dati Camera di Commercio 2014) speriamo in una svolta.
L’iniziativa, lodevole, è di tutti i Gal (Gruppi di Azione Locale) della provincia, che in questi mesi stanno incontrando a vario titolo e con vari temi, le differenti realtà di tutta l’Irpinia, impegnati in una campagna d’ascolto interessante.
É il caso anche del Gal Irpinia che venerdì 15 sarà a Caposele per l’ultimo degli incontri destinati agli operatori turistici del territorio (tutte le date qui http://psr2020.galirpinia.it/).

Questa è davvero un’occasione più unica che rara per tutti noi, perché l’obiettivo è arrivare a costruire una strategia di sviluppo locale condivisa con una serie di incontri volti a raccogliere i fabbisogni del territorio, e in particolare, scrivono sul sito ufficiale: “Incontreremo le associazioni del territorio impegnate nell’attivazione di percorsi turistici e capiremo insieme quali strategie definire per migliorare la conoscenza del territorio per aumentare la consapevolezza delle nostre potenzialità. Grande attenzione sarà riservata all’analisi delle caratteristiche salienti del territorio per intraprendere azioni di tutela e conservazione come elemento di attrazione turistica”.

É l’occasione per il nostro territorio di proporre e palesare le proprie esigenze e i propri fabbisogni (il modulo per iscriversi è qui) e costruire il percorso di sviluppo necessario ad accrescere il settore.

Io, dal mio canto, porterò queste proposte:

– necessità di analizzare il fenomeno turistico, finanziare uno studio approfondito e serio sulla tipologia di domanda, sul numero dei turisti e sui flussi turistici;

– avviare percorsi di innovazione sociale legati allo smartrural, attraverso l’uso combinato dell’agricoltura e del digitale, anche attraverso quello che ho scritto qui;

– puntare sullo sviluppo delle esperienze turistiche più che sulla costruzione del brand (purtroppo Irpinia è uguale a terremoto nella percezione comune e di difficile miglioramento come brand).

Dobbiamo costruire e vendere esperienze al turista del futuro (quello delle 5i, per dirla con i termini di Ejarque) che oggi è: innovatore, sempre alla ricerca di esperienze nuove, non ama ripetere gli stessi viaggi e andare negli stessi posti, informato, perché sceglie la destinazione, l’albergo o il servizio dopo aver raccolto informazioni e confrontato proposte differenti, impaziente, perché la velocità del web e la facilità d’uso degli smartphone lo hanno reso insofferente all’attesa, illuso, perché per lui la vacanza rappresenta un sogno, carico di aspettative, infedele, perché desidera vivere esperienze diverse, sempre alla ricerca di novità.

– fare un piano di comunicazione che punti per l’80% sul digitale, su una comunicazione diversa.

A venerdì, per la ri-volta buona.

Pensare prima vince, sopratutto bandi.

Care Proloco, care associazioni pro eventi e territorio,
quando i Comuni vi dicono che non ci sono soldi per i vostri eventi spesso non è vero, spesso sono i vostri amministratori che non sanno intercettarli perché non programmano (secco e crudele lo sò).
Ecco l’esempio e perché.
Oggi la Regione Campania (lo fa quasi ogni anno a Maggio/Giugno e Settembre/Ottobre) ha pubblicato un avviso pubblico dove vengono finanziate attività promozionali per eventi a livello regionale e interregionale.

In particolare vengono finanziate due categorie, nel periodo tra Giugno 2016 e Gennaio 2017:
– Eventi di rilevanza nazionale ed internazionale;
– Iniziative promozionali sul territorio regionale.

Per i primi sono previste risorse pari a 3.000.000 di euro, per i secondi 1.000.000 dove sugli eventi possono essere richiesti interventi da 100.000 a 150.000 euro e sulle iniziative da 40.000 a 50.000.
I destinatari sono, ovviamente, i Comuni in forma singola o associata.

Problema: la scadenza è brevissima, 11 luglio 2016, quindi circa 3 settimane da oggi. Un tempo molto breve per programmare eventi se già non ci si è mossi in questa direzione (almeno per quelli estivi).

Ora immaginate se la vostra Amministrazione vi avesse convocato a Marzo chiedendovi che tipologia di eventi avevate in mente e facendovi rispondere ad un piccolo schema progettuale con tutto quello che oggi la Regione Campania chiede.
Immaginate se, chi si occupa di promozione turistica e gli assessorati al turismo avessero già fatto tutto e ad oggi, il vostro Comune avesse già un calendario estivo.

I vantaggi sarebbero moltissimi:
– la promozione del vostro evento avverrebbe molto prima e raggiungerebbe molte più persone;
– gli eventi potrebbero essere inseriti in circuiti commerciali legati ad agenzie di viaggio e tour operator e in pacchetti turistici;
– di potrebbe iniziare a ragionare in ottica di territorio e non di Comune, (facendo rete e punteggio in questi bandi);
– infine, si potrebbe rispondere in maniera molto semplice a bandi come questo, senza corse e con una strategia alla base.

Ma anche quest’anno il calendario del vostro Comune uscirà il 31 luglio con il primo evento al primo agosto, con fantomatici e potenziali turisti che dovrebbero organizzare la loro vacanza in cinque minuti per soggiornare nel vostro territorio, e i soliti eventi non costruiti mai per i turisti (quelli che comprano i pacchetti turistici, che dormono e mangiano nei ristoranti) ma per gli escursionisti (quelli che arrivano, sporcano, comprano dal paninaro e se ne vanno).

Se vogliamo fare economia turistica iniziamo a parlare di programmazione, se vogliamo creare occupazione cominciamo a lavorare in questo modo, sopratutto e anche per cogliere queste opportunità senza rincorrere il calendario.

Chissà.

L’avviso pubblico è qui.

La Campania turistica cambia, l’Irpinia è ancora ferma.

In passato (2014) la Regione Campania ha riformato il sistema turistico con una nuova legge e ne ho già ampiamente discusso qui.
Tra le varie novità previste le più rilevanti sono la soppressione degli enti provinciali del turismo (EPT) in favore di un’agenzia di promozione unitaria che si occuperà della promozione dell’intera Campania, e l’istituzione dei Poli Turistici Locali.

La buona e grande novità prevista da questa legge, che tra un po’ compirà due anni e che attende ancora i decreti attuativi, si presenta proprio in questi Poli e che di fatto prevedono la possibilità di costruire “destinazioni turistiche” dal basso facendo confluire al suo interno soggetti pubblici e privati.

Il punto forte della riforma del settore sono gli ambiti territoriali omogenei (ATTO) “aree delimitate in cui, per storia turistica o per chiara potenzialità, sono organizzate ed ottimizzate le offerte dei servizi pubblici e privati per il turismo e dove sono integrati il patrimonio umano, ambientale, produttivo e culturale del territorio”, che potenzialmente avranno una maggiore capacità di mettere insieme territori con caratteristiche similari, ma che non ricadono necessariamente nello stesso ambito provinciale (come accadeva con gli Ept).

Per il settore turistico questo passaggio è fondamentale: il turista infatti non vede confini istituzionali (come erano presenti con gli EPT su base provinciale) e riuscire a coordinare e promuovere dei territori che potenzialmente possono essere dei prodotti turistici completi e uniformi è un grande vantaggio.
Secondo la legge l’individuazione di questi ambiti spetterebbe alla Regione ma è anche possibile che i territori si propongano alla stessa autonomamente, atto che stanno facendo in molti, ma che in Irpinia non vede ancora nulla a riguardo.

Riuscire a costruire un ambito territoriale omogeneo prima che lo faccia la Regione può avere numerosi vantaggi in termini di finanziamenti, di promozione turistica e di realizzazione di prodotti turistici appetibili, nonché di anticipo dei lavori rispetto al futuro che sarà.

Il Salernitano e il Beneventano si stanno muovendo, vari territori hanno costruito ATS finalizzate a Poli Turistici Locali, l’Irpinia purtroppo non si muove (in passato ho sentito di sistemi turistici locali, ma poi più nulla https://stlirpinia.wordpress.com/).
Se la Regione dovesse, ancora una volta, individuare come ATTO l’Irpinia intera, forse ci sarebbe un grande errore non essendo la stessa del tutto omogenea e spendibile come prodotto turistico unitario.

E’ dunque giunta l’ora di avviare un dialogo pubblico/privato in questa direzione volto a proiettarsi verso la nuova legge regionale e alla nuova modalità di promozione e costruzione dei prodotti turistici.
A quando le prime ATS nella Valle del Sele, nella Valle dell’Ufita, nell’area del Partenio, nell’Alta Irpinia, allora?
L’Irpinia turistica purtroppo già non esiste, allora questo territorio vuole ancora una volta rincorrere le scadenze e farsi calare dall’alto le decisioni, oppure vuole svegliare questo settore e correre nella giusta direzione?

La Regione Campania indica chiaramente la necessità di superare i campanilismi nel turismo, per una volta che la strada indicata è giusta seguiamola, dialoghiamo e costruiamo le destinazioni irpine una volta per tutte, dal basso e insieme.

P.s. Speriamo che qualcuno legga.

Borgo di Quaglietta, ecco i miei (modesti) piani di gestione e marketing.

Non ho resistito e l’ho fatto, ho presentato la manifestazione di interesse per la gestione del Borgo di Quaglietta, anche se le richieste economiche fatte sono impossibili.

L’ho fatto perché è necessario, secondo me, portare al tavolo l’Amministrazione Comunale e farle capire che quei termini non sono giusti, non sono giusti per i giovani, per la Valle del Sele e per la comunità di Calabritto e Quaglietta, che lo sviluppo non si fa così.

Quel Borgo deve vivere e funzionare bene perché se così fosse ci sarà lavoro e prospettiva per un interno territorio e ora con queste condizioni tutti gli imprenditori probabilmente falliranno.
L’ho fatto per cercare di far capire che una possibilità c’è ed è legata al territorio, alle sue competenze e professionalità, alla sua passione, alla fiducia che i politici devono concedergli.
Solo con queste caratteristiche ci potrà essere un vero Albergo Diffuso e questi sono i documenti che dimostrano come può essere possibile.
Proviamo a metterci in gioco cari Amministratori, proviamo a non basare il tutto sui soldi e le casse Comunali da rinforzare, proviamo a sfruttare bene questa (ultimissima) opportunità.
Del resto ho già discusso e scritto, ora l’ho trasmesso con atti ufficiali al Comune attraverso il piano di gestione e marketing richiesti dalla manifestazione.

Eccoli qua:
Piano di gestione
Piano di marketing

A voi la parola.

Hanno fatto il Borgo di Quaglietta, ora ci vuole il visionario che lo gestisca (ecco perché).

C’è sempre difficoltà e manca la mentalità giusta per capire che nel turismo vanno investite risorse, tempi e soprattutto progetti, non spolpati vivi i territori pur di campare.

A Calabritto, con il Borgo di Quaglietta, sono nella medesima situazione.

I tempi sono stati accelerati tantissimo e sono felice di poter leggere che il Comune ha, in seguito all’inaugurazione dello scorso 30 aprile, aperto una manifestazione di interesse per la gestione nei confronti di persone fisiche o associazioni no profit a condizioni, a mio parere, proibitive per qualsiasi organismo.

La manifestazione di interesse, infatti, mette in evidenza come chi gestirà il borgo dovrà farlo a queste condizioni:
– Effettuare a proprie spese i necessari interventi finalizzati all’ottenimento delle certificazioni di legge, in primis il Certificato di Agibilità;
– Completare a proprie spese la manutenzione di n. 59 alloggi nel rispetto dei requisiti minimi obbligatori previsti dalla vigente legislazione turistica regionale per la classificazione dell’Albergo Diffuso nel livello “3 Stelle” per una cifra pari a Euro 450.345,05 iva esclusa, da completare in 36/48 mesi (interventi e arredi che poi diverranno di proprietà del Comune);
– Canone di affitto annuo di min. 50.000 euro (base d’asta, per cui potrebbe aumentare) da cui però sottrarre le spese di manutenzione effettuate ma versando comunque, annualmente almeno 12.500 euro da corrispondere al Comune.

Condizioni che denotano alcune cose:
 1. Il Borgo non è stato inaugurato, ma ne è stata inaugurata solo una parte (21 alloggi su 59);
 2. L’Ente ha poca intenzione di affidare la gestione ai giovani, alle imprese locali e in generale favorire la comunità di Calabritto e Quaglietta;
 3. Non saranno previste premialità particolari per chi rende il Borgo un vero Albergo Diffuso;
 4. Non saranno inserite delle clausole che spingano a ripopolare il borgo con elementi caratterizzanti della comunità, cosa che costruisce di fatto un albergo diffuso;
 5. La gestione che vedremo sarà un albergo dentro un borgo, che di diffuso avrà solo la struttura;
 6. Nessun particolare ritorno per il territorio, molto probabilmente non ci saranno imprenditori del posto disposti a prendersi un tale rischio economico senza adeguate garanzie (almeno in termini di tempi di gestione).

Le condizioni dettate infatti richiedono la presenza di una grande società con grandi capitali e una grande forza alle spalle, non sicuramente una cooperativa di giovani o peggio, un’associazione non profit come recita la manifestazione.
Infatti, facendo una semplice proiezione dei costi/ricavi a 48 mesi (tempo max previsto per la ristrutturazione) e considerando che ad oggi sono solo 21 su 80 alloggi disponibili, la situazione è molto complessa.

Pensiamo, ottimisticamente, di riuscire a mettere in moto il primo anno i 21 alloggi già disponibili, e di arrivare a ristrutturarli tutti al quarto anno con una messa a regime di circa 20 alloggi annui. In tali condizioni il Borgo dovrebbe ospitare, per rendere la sua gestione sostenibile, intorno alle 30.000 presenze annue, vale a dire, circa il 20% delle presenze turistiche di tutta la Provincia di Avellino (173.417 nel 2014, cfrt. dati Camera di Commercio) pari ad un numero maggiore di presenze di tutto il comprensorio del Lago Laceno (25.460 Dati Sviluppo Italia 2004). E questo fin da subito.
Difficile se non impossibile per una struttura che si appresta a partire ora e considerando che le presenze in provincia di Avellino hanno una tendenza a scendere del 15% annuo (dati Camera di Commercio, 2014).

Le mie domande, a questo punto sono:
– in che modo si intende coinvolgere la comunità di Quaglietta per far si che sia davvero un albergo diffuso?
– esiste un’impresa o un giovane irpino che possa investire tutti questi denari in un’attività che di fatto non esiste e che è da far partire da zero?
– vengono chiesti tutti questi sacrifici, ma 9 anni di concessione non sono pochi a fronte di tutte queste richieste?
– dov’è il ruolo del pubblico, riscuote soltanto?

L’impressione che ho è che non si abbia la minima idea di come un’impresa turistica sia complessa e di come l’ospitalità sia difficile, ma che si voglia fare cassa subito su un bene che, nelle condizioni attuali, non è in grado di generare un’attività economica sostenibile.

Ci vorrebbe un piano almeno decennale con al centro il territorio come ho già detto 4 anni fa qui.

Peccato.
Mi auguro che venga fuori comunque un visionario capace di credere in un’impresa del genere (secondo me impossibile per qualsiasi giovane del territorio, se pur ambizioso) ma soprattutto con il capitale richiesto necessario (e forse un londinese o americano a Calabritto lo trovano).
Oppure mi auguro che gli Amministratori si riprendano dai fumi della campagna elettorale.

In bocca al lupo (all’Alta Valle del Sele).

P.s. La manifestazione di interesse è disponibile sul sito del Comune di Calabritto e la scadenza è il 19 Maggio 2016.

Perchè l’Irpinia forse ce la può fare (turisticamente parlando).

Quello che stiamo vivendo è un momento di campagna elettorale e capisco perfettamente che le inaugurazioni in pompa magna, come quella del Borgo di Quaglietta, siano la normalità e che il turismo sia la parola più utilizzata nei comuni che si apprestano a votare, ma suggerisco ai candidati di guardare alcuni dati perché oggi la verità è una sola, aldilà di facili discorsi: Avellino e l’Irpinia, turisticamente parlando, non esistono.

Analizzando i dati sul rapporto del turismo 2016 appena diffuso da Unicredit ciò è evidente.
Avellino presenta solo lo 0,9% delle presenze della Regione Campania di fronte al 64,2% della Provincia di Napoli e al 30,3% di Salerno.

Fonte: Unicredit, Rapporto sul Turismo 2016.

Ciò significa che i turisti (quelli veri che rimangono sul territorio per almeno 24h dormendo in una località, NON gli escursionisti mordi e fuggi) non ci sono e bisognerebbe chiedersi come mai questa percentuale, nonostante i proclami e i fondi a pioggia sugli eventi e su altro, non aumentino.
Una delle prime cause è sicuramente la mancanza di servizi turistici sul territorio dove i famosi agriturismi, quelli che pensiamo siano la maggior parte delle strutture turistiche esistenti in provincia, sono solo il 3,5% della ricettività totale regionale.

Fonte: Unicredit, Rapporto sul Turismo 2016.

I servizi per i turisti in provincia di Avellino non ci sono e probabilmente il primo punto su cui iniziare a battere seriamente è proprio quello: aumentare la capacità ricettiva dell’Irpinia e il numero di servizi incoming della stessa (guide autorizzate, accompagnatori turistici, trasporti, trekking, escursioni, ecc), puntando ad aumentare il tasso di occupazione medio delle strutture ricettive, il solo modo per generare economia e posti di lavoro.

Una speranza e una prospettiva c’è infatti ed è molto chiara. Lo stesso rapporto sottolinea come la tendenza dei nuovi turisti sia quella legata a “esperienze di immersione nella comunità ospitante” dove “il viaggiatore contemporaneo ricerca sempre più delle esperienze calibrate sulle proprie esigenze e passioni e sul proprio stile di vita, dunque non massificate e standardizzate”.
L’Irpinia dunque abbandoni l’idea del turismo di massa e fatta dei grandi numeri, quella del “trasciniamo” i turisti della costa, anche perché chi va in costiera non vuole venire in Irpinia, altrimenti ci verrebbe direttamente.

Tornando alle prospettive, il rapporto sottolinea come le tre categorie di turisti che crescono di più sono quelle legate agli agriturismi con più di 11 milioni di presenze e oltre il 57% di stranieri (il 57%!), e una crescita pari al 20% negli ultimi anni.

Fonte: Unicredit, Rapporto sul Turismo 2016.

A seguire c’è il turismo enogastronomico che è molto apprezzato dai turisti stranieri (85% si dice molto soddisfatto dall’esperienza enogastronomica italiana), che spesso sfocia in un acquisto di un prodotto enogastronomico (85% dei casi) che crea economia collaterale al turismo.
Infine si evidenzia una tendenza nel turismo montano, quello amato particolarmente da tedeschi e austriaci, dove la riformulazione dell’offerta turistica in chiave sportiva (trekking, bike, escursionismo) rispetto al turismo legato alla neve, deve diventare l’obiettivo del futuro.

Ed è in questi trend che l’Irpinia deve inserirsi, affidandosi a questi dati.

C’è bisogno sempre più di investimenti in servizi turistici a tutti i livelli, di veri alberghi diffusi, di comunità che accolgono e propongo vita locale con enogastronomia d’eccellenza, che offrono esperienze non di massa ma lente, autentiche e fortemente legate alle esigenze del turista, abbandonando l’idea che il turismo vero è solo quello numeroso.
I turisti veri che l’Irpinia deve ricercare non sono quelli attuali, sono quelli (di minor numero) che il futuro ci sta riservando, quelli che vogliono l’autenticità, quella che non si può ottenere con i grandi numeri: la speranza risiede in questa autenticità che bisogna preservare e vendere.

C’è bisogno di questo affiancato alla costruzione di destinazioni turistiche che speriamo possano partire al più presto quando la Regione deciderà di dare finalmente attuazione alla nuova legge regionale sul turismo approvata nell’agosto 2014 e deciderà, attraverso i Poli Turistici Locali, di dare la parola ai territori permettendo loro di arrivare a costruire un’offerta turistica degna di tal nome, capace di far aumentare le presenze e generare economia.

C’è bisogno di tutelare il territorio sotto tutti i punti di vista:dal rischio trivelle all’eolico selvaggio fino all’intramontabile rischio discariche.

Saremo capaci di capirlo e lo sentiremo da un palco? Magari con i dati alla mano si.

Panoramica dal Borgo di Quaglietta.

Quel Centro Fieristico, centro di innovazione per un indotto turistico?

Quella dell’utilizzo per i prossimi anni del completato e inutilizzato Centro Fieristico di Caposele è un dilemma e un problema che andrebbe presto risolto, prima di vederlo decadere e morire tra le sue macerie all’ingresso di un paese che vuole definirsi turistico.

In merito, la nostra proposta è molto chiara e attuabile a brevissimo termine.
Una struttura di questo tipo è un potenziale enorme che può essere destinata alla realizzazione di un sogno e al rilancio dell’economia, delle ambizioni e delle opportunità di un’intero territorio: la Valle del Sele.
Siamo, infatti, da sempre convinti che bisogna creare le condizioni affinchè i nostri ragazzi facciano economia e lavoro esprimendo le loro potenzialità e capacità possibilmente all’interno del loro territorio.
Ora l’opportunità è a portata di mano, i soldi anche, non nascondiamoci dietro a un dito.
Noi immaginiamo quel centro vivo quotidianamente, pieno di professionisti, aspiranti imprenditori (o start-uppari), medici, avvocati, farmacisti, notai, ecc. che usufruiscono di una serie di servizi al suo interno:
  • Programmi di formazione, workshop tematici, attività di accellerazione d’impresa;
  • Fornitura di informazioni continue sui numeri programmi di finanziamenti e call per start-up presenti;
  • Consulenza in materia legale, economica, del lavoro; 
  • Internet;
  • Sala congressi;
  • Coworking;
  • Area relax;
  • Cucina;
  • Area notte;
  • Spazi destinati alle start-up per i primi anni di attività.
Un luogo dove si possa respirare la speranza, la novità, l’eccellenza dell’Alta Valle del Sele.
La struttura in tal modo diverrebbe in poco tempo l’hub dell’innovazione dell’Alta Valle del Sele sopratutto nei settori del turismo, dell’artigianato e dell’agricoltura, la “Città della Scienza della Valle del Sele”, per essere chiari.
Ci immaginiamo quel centro punto di incontro di giovani menti, polo per le università e la ricerca, fonte di ispirazione per coloro che credono di potercela fare anche in Irpinia. 
Ci immaginiamo un’eccellenza tecnologica, di innovazione, che crei novità e che attragga menti e giovani da più parti fornendo continue opportunità.
Come?
Il centro possiede vari scompartimenti e una grande sala congressi, dove è facile immaginare i primi spazi da destinare (per i primi anni di attività) alle neonate start-up la seconda luogo di confronto e incontro tra idee.
Si potrebbe partire subito perchè il sistema si reggerebbe economicamente concedendo in affitto spazi di lavoro, la sala congressi a grandi tour operator del congressuale e fornendo una serie di servizi collaterali (dalla ristorazione al trasporto, fino a servizi premium) oltre che con finanziamenti pubblici ad hoc sul tema.
Proprio in tal senso l’occasione è ghiotta: attualmente infatti è aperta una call (bando) in Regione Campania che permette ai Comuni di avviare programmi di accellerazione di impresa e che permetterebbe di fare il primo passo per arrivare a costruire questo progetto.
La scadenza è brevissima: 6 maggio 2016 per candidarsi, 24 maggio 2016 per chiudere il progetto.
Il programma prevede una cosa bellissima che in 3 steps permette di avviare e finanziare 5 start-up.
Viene finanziato:
– Il primo step che è legato alle attività di scouting finalizzati allo stimolo del territorio per la produzione di idee di business innovative con 12.000 euro;
In tal modo si potrebbe promuovere l’iniziativa e lanciare la call per gli apriranti imprenditori.
– Il secondo step è volto a finanziare programmi di idea generation finalizzati alla strutturazione delle idee di business ed al completamento del team dei founder attraverso attività di coaching e mentoring, l’organizzazione di laboratori creativi, l’erogazione di servizi di affiancamento e tutoraggio e servizi logistici con postazioni attrezzate messe a disposizione degli aspiranti imprenditori, con 24.000 euro;
– Il terzo step programmi di business acceleration indirizzati ad aspiranti imprenditori che avranno l’opportunità di strutturare il loro progetto d’impresa e presentarlo a potenziali partner finanziari e/o tecnologici, con 50.000 euro.
Il tutto da far partire subito e chiudere entro il 31 ottobre 2016.
Non manca  nulla e le condizioni per partire con un progetto così ambizioso che punti in alto davvero ci sono tutte:
  • Struttura a disposizione;
  • Bando e finanziamenti disponibili;
  • Capacità ricettiva e ristorativa;
  • Competenze sul territorio;
  • Forte spinta all’innovazione dell’area. 
Gli effetti sulla comunità sarebbero importanti:
  • Aumento delle presenze turistiche
  • Aumento dell’occupazione
  • Sviluppo delle potenzialtà del territorio
  • Utilizzo di una struttura abbandonata
  • Elevazione delle eccellenze dell’Alta Valle del Sele
  • Aumento del grado di innovatività dell’area.
E allora perchè no, perchè non andare verso il futuro? Oppure vogliamo aspettare le prossime elezioni?
Anche io sono qui, a disposizione. 

Le (mie) ragioni del referendum oltre trivelle e tecnicismi, proiettate al futuro.

Le ragioni che vengono da più fronti a sostegno dell’andare a votare domenica sono varie e tutte probabilmente valide sia per il fronte del SI che per quello del NO.

Ma dietro alle classiche motivazioni del SI possono celarsi altre ragioni legate a temi di innovazione sociale, di cui nessuno parla.
Io, in particolare, ho le mie.
Come immagini il tuo mondo tra cinquanta anni?
Io lo immagino molto diverso da quello attuale, fondato sul concetto di condivisione della vita e delle attività quotidiane dove l’energia non deriva solo da una spina in un muro.
Lo immagino fatto di persone al centro che condividono e risparmiano messe in rete dagli strumenti che la tecnologia fornirà loro, dove non avremo più gli attuali sistemi di trasporto, l’attuale spreco di energie del pianeta e sopratutto gli idrocarburi.

Tra cinquanta anni ridurremo i consumi grazie alla condivisione degli spazi, dei mezzi di trasporto, del cibo, attraverso processi che ottimizzeranno le nostre vite riducendo l’energia necessaria a fare quello che oggi facciamo quotidianamente.

Ci saranno le finestre e i mattoni fotovoltaici, i droni per le consegne e spesso, basterà un pc collegato ad internet per lavorare, gli imballaggi del nostro cibo saranno riutilizzabili più spesso e l’acqua sarà una risorsa indispensabile che utilizzeremo anche per produrre energia.
Avremo la sesta rivoluzione nel settore edilizio che porterà ad abitazioni autosufficienti dal punto di vista energetico, le renderemo indipendenti da fattori esterni; non avremo più bisogno di spostarci così tanto e se lo faremo, condivideremo con gli altri l’energia necessaria per muoverci.
Questa è la società che vedo tra cinquanta anni.

Ma c’è anche la possibilità che tutto ciò non accada perché la società sceglierà di rimanere al palo, legata a logiche attuali che sono difficili da scardinare e che mantengono lo status delle cose legate al petrolio, all’inquinamento, alla proprietà privata estremizzata e, in genere, al consumismo che danneggia il pianeta.
Una società che non vorrà condividere e che continuerà a consumare pian piano se stessa e questa terra fin quando potrà, la sintesi delle non classiche motivazioni del NO.

La scelta di domenica è quindi per me molto diversa, è una scelta tra queste due vie, non una scelta legata alle dodici miglia o meno.
Quella di domenica non è una scelta tecnica, è una scelta di innovazione sociale, di visione futura di una società e della politica.
Quella di domenica è una scelta legata al futuro delle generazioni, alla trasformazione qualitativa delle loro vite oppure alla conservazione dell’attuale status finché madre natura permetterà.

TU dove vuoi che vada la società dal 18 Aprile in poi?
Vota SI se vuoi una società che pensi e si proietti al futuro, vota NO se vuoi che il futuro tardi ad arrivare.

Ecco come si fa, #Puglia365

La Puglia oggi inizia un percorso e pensa in grande, come dovrebbe fare ogni singola destinazione turistica che vuole definirsi tale e vorrebbe entrare di prepotenza nel futuro del turismo, programmando.
Questa Regione non è nuova a sperimentazioni e ad innovazioni nel campo del turismo e i risultati, da 10 anni a questa parte, si sono visti e sicuramente continueranno a vedersi se la strada continuerà ad essere questa.
La Puglia rappresenta la vera speranza e la vera buona prassi rispetto alla quale diciamo: si può fare.

E con la partenza di #Puglia365 questo territorio vuole continuare a dimostrare che il turismo è la strada giusta per il sud e che attraverso la “rete” e l’utilizzo ottimale dei fondi europei lo sviluppo è possibile.
A Bari si parla di futuro e del Piano Strategico del Turismo della Puglia 2016-2025 che però, non prevederà un relatore e dei soggetti passivi ad ascoltare, ma un processo di condivisione delle scelte e di co-decisione della strategie con un interno territorio.
Non ci saranno i soliti consulenti che tra 4 quattro mura si metteranno a redigere un piano, ma una serie di azioni che porteranno l’intera filiera turistica pugliese a scrivere, insieme, un progetto e il Piano Turistico dei prossimi 10 anni.
Parte un processo, con un ambizioso obiettivo, quello di condividere le strategia a lungo termine con il territorio volto a realizzare il turismo del futuro pugliese.

6 le aree tematiche su cui tutti gli operatori, in gruppo, lavoreranno: promozione, prodotto, infrastrutture, innovazione, formazione e accoglienza.

In tre mesi 18 incontri itineranti, 3 per ogni gruppo di lavoro, a partire da aprile fino a giugno volti a realizzare un’unica visione della Puglia che possa permettergli di destagionalizzare e di realizzare un Piano da presentare al MIbact entro luglio 2016.

La strategia del Piano sarà composta da azioni di marketing, reti di impresa, implementazione di trasporti pubblici efficienti e vedrà il coinvolgimento trasversale dei settori cultura, turismo, agricoltura, internazionalizzazione.
Aspettiamo i risultati, ne vediamo davvero delle splendide prospettive, sia di metodo che di speranze che questo modello possa essere d’aiuto e di linea guida per tutte le destinazioni turistiche.

Lo streaming dell’evento è su www.puglia365.it, l’hashtag ufficiale #Puglia365

Il turismo, unico settore per ripartire, con T.R.A.m.

Quando il territorio della provincia di Avellino decide di muoversi, spesso lo fa bene mettendo insieme un circuito virtuoso di idee, potenzialità e reti di attori che andrebbe replicato più spesso soprattutto nel settore turistico.
Questa provincia, a volte, riesce a fare rete con progettualità davvero interessanti che sono buone prassi replicabili.
E’ il caso del progetto T.R.A.m. “Un mestiere per non partire”, in cui l’opportunità offerta è importante per tanti giovani della provincia.
Infatti, l’obiettivo del progetto è quello di valorizzare il territorio e dare ai giovani gli strumenti per intraprendere un eventuale percorso imprenditoriale, gettando le basi per un circuito di turismo sostenibile ed ambientale su cui l’Irpinia ha ampie possibilità.
L’obiettivo più importante però è quello di coinvolgere e permettere a tanti giovani di riconoscere le potenzialità di questa terra fornendo loro gli strumenti per farlo.
I destinatari diretti saranno 100 giovani tra i 18 e i 35 anni di cui 25 residenti nella provincia di Avellino, che verranno formati in quattro ambiti: agenti di turismo, comunicazione e web marketing, operatore di agenzia di servizi turistici e sviluppo personale, sia attraverso lezioni frontali che grazie all’utilizzo di una piattaforma di e – learning dedicata.
Il percorso formativo troverà la sua applicazione nel progetto stesso con la mappatura del territorio e la creazione di itinerari turistici fruibili anche da persone diversamente abili e, grazie ad attività intergenerazionali (con l’incontro di giovani delle scuole di ogni grado e anziani), si andrà a recuperare la memoria storica di questi luoghi.

Si potranno mettere le basi per la costruzione di una squadra con le competenze necessarie ad essere outsider all’intero di una provincia che non riesce ancora ad esprimere al massimo le sue potenzialità in questo settore. Questo gruppo di giovani sarà consapevole delle potenzialità dell’Irpinia, elemento che spesso manca nelle nuove generazioni.
Saranno consci, al termine delle attività, dell’importanza di acquisire competenze specifiche per diversificare l’offerta di servizi turistici sul nostro territorio, servizi di cui questa terra ha un estremo bisogno.
Il progetto è articolato e vedrà la partecipazione in Associazione temporanea di scopo del Comune di Summonte, Comune di Pratola Serra, Comune di Montefredane, Comune di Montoro, dell’Associazione capofila Terra di mezzo e l’associazione Step Europa. Altri partner che sostengono il progetto sono il CSV di Avellino, la Pro Loco di Avellino, società cooperativa GEA Irpinia, associazione Guardavanti: per il futuro dei bambini.
E’ una grande opportunità per i giovani, ma soprattutto per il territorio e sono felice che qualcuno in questa Irpinia ancora ci creda e si impegni per realizzare il sogno turistico di questa verde piccola Irlanda. 
Tutte le info sul progetto e sul come partecipare qui: http://www.progettotram.com/