#camminiepercorsi: un progetto a supporto anche della Ciclovia dell’Acqua.

Non abbiamo fatto in tempo a smettere di parlare per qualche mese della Ciclovia dell’Acqua che subito  si presenta l’occasione per riparlarne: il progetto “a rete” dell’Agenzia del Demanio denominato Cammini e Percorsi, in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali e il Ministero dei Trasporti.

Un progetto che fa parte del Piano Strategico per il Turismo 2017-2020 e che punta fortemente sul turismo slow e l’incentivazione di forme turistiche sostenibili con l’obiettivo di valorizzare anche località minori. Riguarda le strutture dislocate lungo gli itinerari storico-religiosi e i percorsi ciclopedonali da Nord a Sud dello Stivale e coinvolge circa 100 beni su tutto il territorio italiano situati lungo la Via Appia, la Via Francigena, il Cammino di Francesco, il Cammino di San Benedetto e le famose Ciclovie Vento, Sole e Acqua (quella legata a Caposele e all’Acquedotto Pugliese).

Inutile sottolineare, per i territori irpini, l’importanza di questo progetto combinato con quello della Ciclovia: i servizi turistici per camminatori, pellegrini e ciclisti lungo tutto il percorso saranno fondamentali per il buon funzionamento della stessa, gli immobili all’interno dei quali fornirli ancora di più.
Il solo adeguamento del percorso e la sua sistemazione non basteranno ad accogliere un target di turisti molto esigente dal punto di vista della qualità dei servizi che gli vengono offerti, e l’incentivazione di iniziative imprenditoriali sarà fondamentale per il successo dell’iniziativa.
In tale ottica questo progetto diventa potenzialmente centrale: prevede la possibilità di concedere gratuitamente per 9 anni + 9 (o per 50 anni a imprenditori che disegneranno progetti di sviluppo più ampi) tutta una serie di beni (case cantoniere, locande, masserie, ostelli, ma anche piccole stazioni, caselli idraulici, ex edifici scolastici, torri, palazzi storici, monasteri e antichi castelli) lungo il percorso della Ciclovia dell’Acqua.
Luoghi e strutture che possono ospitare tutti quei servizi necessari, generare lavoro e opportunità.

Ma andiamo al sodo, quali sono gli immobili che possono interessare il progetto Ciclovia dell’Acqua?

Eccoli, sono 11:

  • Casa Cantoniera –  Comune di Castelnuovo di Conza (SA). Casa cantoniera su due piani situato appena fuori dal paese, nell’Alta Valle del fiume; 
    Casa cantoniera a Castelnuovo di Conza (SA).
  • Torre Angioiina – Comune di Atella (PZ). Immobile situato nel centro storico, su un piccolo altopiano con intorno un’area verde. La torre è l’unico elemento rimanente del castello costruito dagli angioini e distrutto dal terremoto del 169; 
  • Palazzo Saraceno – Comune di Atella (PZ). Palazzo gentilizio dell’800 su due piani situato nel centro storico della città. Si affaccia sul corso principale della cittadina Angioina ed è dotato di un giardino attrezzato per eventi e manifestazioni teatrali;
  • Comando della Stazione Forestale – Comune di Atella (PZ). Immobile su due piani vicino alla Riserva Statale Grotticelle, ricca di vegetazione di ontani, pioppi e cerri, a pochi km dai laghi di Monticchio;
  • Casina – Comune di Atella (PZ). Immobile su due piani situato alle pendici del Monte Vulture, in località Monticchio Laghi, a breve distanza dall’Abbazia di San Michele Arcangelo, realizzata nell’VIII sec. d.C., e i Laghi di Monticchio, due specchi d’acqua di origine vulcanica detti «i gemelli del Vulture»;
  • Appartamento – Comune di Barile (PZ). Appartamento al terzo piano nel centro della cittadina;
  • Masseria Cocolo – Comune di Ugento (LE). Complesso immobiliare situato in parte nel Parco Naturale Regionale “Litorale di Ugento”. È costituito da un’ampia area verde e da diversi fabbricati rurali risalenti al sec. XIX:
  • Casello Ferroviario –  Comune di Toritto (BA). Immobile su due piani situato in un’area agricola coltivata ad uliveti;
  • Colonia Coppolicchio – Comune di Fasano (BR). Complesso immobiliare realizzato nei primi anni del ‘900, costituito da un insieme di otto trulli. Il territorio circostante è caratterizzata dalla massiccia presenza di trulli e si trova in prossimità delle colline della Selva di Fasano;
  • Colonia Bianchi – Comune di Fasano (BR). Complesso immobiliare costituito da un insieme di nove trulli e da un area verde. Il territorio circostante è caratterizzata dalla massiccia presenza di trulli e si trova in prossimità delle colline della Selva di Fasano;
  • Casello Ferroviario –  Comune di Grumo Apulla (BA). Immobile su due piani situato in un’area agricola coltivata ad uliveti.

Fuori dal circuito della Ciclovia dell’Acqua, ma comunque interessante per l’Irpinia perché si inserisce sul cammino della Via Appia, è il Convento di San Marco a Sant’Angelo dei Lombardi (AV),  convento su due livelli situato appena fuori dal centro abitato, in una zona naturalistica di pregio.

In Campania ce ne sono quattro:

Fonte: www.agenziademanio.it

Insomma, che lo slow tourism si sviluppi, perché è così che possono davvero crescere anche nelle destinazioni minori, la possibilità c’è.

Più qualità nell’offerta turistica = più lavoro e reddito per tutti.

In ogni caso l’elenco di tutti i beni coinvolti è qui: http://www.agenziademanio.it/opencms/it/ValorePaese/camminiepercorsi/

Please follow and like us:

Anche in Campania ci avviamo al turismo 2.0 (forse).

Dopo quasi 3 anni dall’approvazione della nuova legge regionale sul turismo, (la 18/2014 di cui parlo qui) iniziano a muovere i primi passi le deliberazioni attuative.

In primis pare che la prevista Agenzia per la Promozione del Turismo Regionale presto avrà un direttore generale (era ora) e che, sopratutto, abbiamo ben 2 milioni di euro per una serie di azioni interessanti volte a far iniziare la nuova era del turismo campano.
Intanto ecco l’avviso per il direttore.

Ciò che sembra farci avviare sulla giusta strada però è sopratutto altro: finalmente si inizierà a pensare ad un brand, ad una rivisitazione del portale unitario regionale ed, udite udite, una pianificazione media della campagna di comunicazione unitaria del brand regionale e dei prodotti turistici regionali.
Ho iniziato a leggere di parole come app e di sistemi di accoglienza turistica anche per le aree interne.

In particolare la delibera di Giunta Regionale n. 213 del 18/04/2017 (qui) vuole dare avvio alle seguenti azioni strategiche:

– progettazione creativa, ricorrendo eventualmente ad un concorso di idee, del sistema di identità visiva della destinazione Campania che, in rapporto con i brand territoriali, sia declinabile nel layout grafico e di allestimento dei Sistemi di Informazione e Accoglienza Turistica (SIAT) e delle fiere del turismo, nel layout grafico delle campagne di comunicazione, nelle pubblicazioni e materiale divulgativo;

– potenziamento del portale turistico regionale, quale primo applicativo del sistema informativo turistico regionale;

– realizzazione e utilizzo di apposite app o strumenti tecnologici adeguati quali veicoli
multimediali;

– pianificazione media della campagna di comunicazione unitaria del brand regionale e dei suoi prodotti turistici regionali, attraverso cui veicolare una immagine della Campania oltre che turistico-balneare, come destinazione turistica per l’intero anno, grazie ad un portafoglio di prodotti turistici destagionalizzanti: la grande arte (i sei siti Unesco) ed i piccoli borghi (le aree interne), l’enogastronomia (la dieta mediterranea) e la tradizione (le feste religiose, le sagre, ed il Natale), la natura (i parchi nazionali e regionali) e le attività all’aria aperta (escursionismo e sport in natura), sia online che offiline, concentrata sui mercati italiani ed europei collegati da vettori aerei e treni ad alta velocità con la Campania;

– produzione e gestione di nuovi contenuti redazionali per la promozione dei prodotti turistici regionali sui canali online della Campania;

– realizzazione di presidi territoriali e strumenti multimediali all’avanguardia, con una immagine coordinata relativa alle icone, pattern, mappe e sistemi decorativi, per rafforzare la rete di informazione e di accoglienza turistica su tutto il territorio regionale;

– avviare la messa a sistema della rete dei SIAT, anche attraverso la sottoscrizione di accordi con le Pubbliche Amministrazioni;

– promuovere l’informatizzazione dei SIAT;

– costituire un gruppo di lavoro scientifico per l’avvio di laboratorio permanente sull’l’innovazione, lo studio e l’analisi del mercato turistico e per l’ascolto ed coinvolgimento del sistema turistico regionale nel processo di programmazione turistica;

L’ultimo punto, in particolare, lo seguirò con attenzione perché va aldilà della promozione e dell’organizzazione, ma punta a coinvolgere ed ascoltare i territori: elementi che ormai il settore turistico non può più tralasciare.
Tutto bello ed estremamente in ritardo, sarà un’impresa che mi auguro la Campania sappia affrontare.

Ma, caro assessore al turismo Matera, lasciatelo dire, se gli output debbono essere quelli dello già avviato SIAT di Avellino (https://www.facebook.com/siatavellino/), lasciamo stare.

Stiamo a guardare.

Please follow and like us:

Ai turisti piace la neve, ma all’Irpinia non piacciono i turisti.

Quando arriva la neve tutti festeggiano, sono tutti felici.
Si dice in Irpinia, e sopratutto lassù a Laceno, che con la neve arrivano i turisti.

Allo stesso tempo esplodono le discussioni, le stesse che leggi in estate quando siamo pieni di sagre ed eventi, quando di pronuncia “turismo”.
Ma siamo davvero tutti sicuri che la neve, le sagre, i paesaggi creino questo fenomeno, oppure non è così?

Da anni ci sono i titoloni e le cifre (sparate senza criterio) sui giornali, le classiche foto di auto in fila alla sagra di Bagnoli, le bancarelle incasinate una sull’altra a San Gerardo che, per me, sono l’immagine di disagi e disservizi che si manifestano non appena proviamo ad accogliere le folle.
Accade lo stesso con la neve, quando le strade sono impraticabili e l’accessibilità è ai limiti.

Allora signori, vi do una notizia: questo non è turismo. 

I dati che ci fornisce la Camera di Commercio di Avellino in merito alle presenze turistiche, infatti, ci restituiscono un triste dato: il turismo in Irpinia è in calo, in media il 15% in meno ogni anno, quindi non c’è.

Perché accade questo? Ma come è possibile? 
Ci raccontano di finanziamenti a pioggia sugli eventi, di riaperture di ferrovie (giusto?), i politici riempiono la bocca di questa parola ad ogni comizio, e davvero i risultati sono questi?
Si è così, se esiste una cosa che non si può discutere sono i dati, e i dati della provincia di Avellino sono impietosi.
C’è qualche problema allora, e probabilmente è anche semplice: se trovi disagio in quel posto non ci torni, non lo sponsorizzi e tanto meno ci porti la suocera l’anno successivo.

In fondo l’analisi è anche semplice: il nostro territorio non riesce a fornire i servizi essenziali ai suoi cittadini (trasporti, sanità, informazioni, ecc.) come potete mai pensare che li possa offrire ai turisti che, in fondo, sono cittadini temporanei di un luogo?
Voi andreste in un luogo dove se ti viene un infarto o ti rompi una gamba non c’è un ospedale?
Io no.

Immaginate due turisti alle prese con la neve, uno in Alta Irpinia e l’altro in Trentino, il primo bloccato e il secondo senza disagio alcuno, libero di muoversi come se ci fosse il sole.
Il primo avrà un’esperienza negativa a vita, il secondo andrà a sciare anche l’anno successivo in quel posto. Ed ecco perché li c’è il turismo e qui no, il turista arriva dove ci sono i servizi, non dove c’è il nulla se non pale eoliche e pozzi petroliferi.

Se a ciò aggiungiamo che promuoviamo (in maniera pessima e senza criterio, sia chiaro, vedi qui ad esempio https://www.facebook.com/siatavellino/?fref=ts) qualcosa e servizi che sono solo in foto o sulla carta e che in realtà non esistono, allora “i turisti” scappano, e ti fanno anche pubblicità negativa.

Se ci aggiungiamo che l’Irpinia non ha programmazione, progetti e vera volontà politica di fare questa cosa strana delle persone da far dormire, il risultato è servito.

Forza e coraggio allora, spaliamo e programmiamo, magari tra vent’anni avremo i primi veri turisti (quelli che dormono negli alberghi).

Please follow and like us:

Il piccolo Santomenna provoca, la Valle e Caposele rispondono?

La Valle del Sele possiede un patrimonio gigantesco e neanche se ne accorge: un Santo, San Gerardo, che da solo muove annualmente circa un milione di pellegrini l’anno (così dicono ma nessuno li ha mai contati).

Momenti della rappresentazione

In ogni caso è una risorsa, una risorsa che però è rinchiusa in un solo luogo e che fa sopravvivere un’intera comunità di ristorazione e servizi turistici collaterali per 3/4 mesi l’anno.
Dunque una risorsa fortemente stagionale e che non crea, a mio avviso, tutto ciò che potrebbe.
La vita di questo straordinario Santo si è incrociata con numerose comunità lungo la Valle del Sele, ma queste sembrano non volersene prendere carico forse perché, effettivamente, il flusso di pellegrini arriva tutto a Materdomini e i rimanenti comuni non ne giovano, troppo difficile “trascinarli”, come direbbero impropriamente alcuni.

Scorci di Santomenna

Il motivo è semplice: nessuno ci crede davvero e nessuno ha mai pensato di cercare di mettere in rete questa risorsa. San Gerardo è nato a Muro Lucano, ha attraversato tanti paesi e ha lasciato il segno in tanti di questi, allora forse un progetto è possibile, per tutti.
L’unica eccezione, con sorpresa e con un importante segnale, ce lo ha dato il più piccolo e forse lungimirante Comune della Valle: Santomenna.
Il primo novembre ha proposto l’evento “Il miracolo di San Gerardo” ripercorrendo lungo il suo piccolo centro storico l’avvenimento accaduto tanti anni fa: l’episodio del maniscalco dove il giovane Gerardo ordinò al suo cavallo di restituire i quattro ferri al maniscalco Salandra, troppo esoso. Ordine al quale il cavallo obbedì.

Una rappresentazione teatrale itinerante che ha coinvolto un buon pubblico appassionato e ben fatta, con l’obiettivo di ricostruire una storia famosa e che, se strutturata insieme ad altri potrebbe produrre degli effetti molto interessanti.

Il manifesto dell’evento “Il Miracolo di San Gerardo”

La strada indicata è chiara e va verso un progetto di rivitalizzazione di queste aree interne che, visti ormai i casermoni post terremoto praticamente tutti vuoti, hanno davvero poco da chiedere al futuro.

La Valle del Sele ha bisogno del Santo per crescere e, anche con Muro Lucano, ci sarebbe da lavorare.
Ci vuole più coraggio, maggiore determinazione e più paesi come Santomenna, forse così i turisti potrebbero davvero arrivare, per tutti.

P.s. In tal senso ricordo una sorta di “scambio” tra il Comune di Caposele e quello di Muro Lucano, ormai nel lontano 21 Gennaio 2013, a cui poi purtroppo e come sempre, non è seguito più nulla. Peccato.

Il manifesto dell’evento del Gennaio 2013
Please follow and like us:

Rivoluzione Gal e l’addio all’approccio partecipativo.

In questi giorni l’Alta Irpinia e la Valle del Sele sono stravolti dalla modifica degli assetti dei Gruppi d’Azione Locale che, fino a poco tempo fa, quasi nessuno conosceva.
I Gal non sono altro che società consortili a responsabilità limitata composte da soggetti pubblici e privati i cui scopi sono la promozione dello sviluppo locale.
Sopravvivono sopratutto grazie alla presenza di fondi europei e, oggi, tutti vogliono dire la loro perchè destinatari di tanti milioni di euro nella prossima programmazione europea.
Nel mio ultimo post li avevo decantati perché, per la prima volta, un ente si era aperto al territorio ascoltandolo e facendolo partecipare alla stesura della strategia di sviluppo locale attraverso la raccolta dei bisogni e delle necessità: una novità assoluta, un approccio tutto europeo mai visto con focus group, facilitatori, dinamiche di condivisione.
Un’apertura bellissima di tutti i Gal (Irpinia – Cilsi – Partenio, ecc.) che ha portato alla costruzione di una strategia di sviluppo locale condivisa che si basava sulle reali esigenze degli operatori che il territorio lo vivono.
Peccato però che tutto ciò, ora, sia stato un lavoro completamente inutile.
Le strategie condivise costruite dai Gal, fatte di approcci partecipativi e incontri territoriali (qui quella dell’ormai chiuso Gal Irpinia http://psr2020.galirpinia.it/  e qui il percorso fatto dal Gal Cilsi http://www.galcilsi.it/new/category/news/ ) sono state ripudiate da buona parte dei Comuni che le avevano costruite e adottate in Giunta in nome di una sterile “contiguità territoriale”.
Questo criterio infatti è la motivazione che si trova nelle delibere dei Comuni che giustificano il “cambio di casacca”  nonostante con questo nuovo organismo non avessero mai parlato o, tantomeno, condiviso strategie per il futuro come fatto con gli altri.

Insomma, per una volta che si era coinvolto davvero il territorio nelle scelte, queste scelte sono state completamente cancellate da un cambio voluto da pochi. Davvero triste.
Ciò dimostra, per l’ennesima volta, che alla base del nostro territorio non ci sono gli obiettivi, i progetti, i risultati e la meritocrazia. I cittadini meno decidono meglio è.
Ora non resta, per tutti i Comuni che hanno cambiato dirigendosi verso il Gal “I sentieri del buon vivere”, che leggere la loro strategia condivisa (di cui però non trovo traccia sul sito http://www.sentieridelbuonvivere.it/)  e adeguarsi a cose che hanno scritto altri a cui l’Alta Irpinia non ha contribuito.

Ciò significa, per Caposele ad esempio, niente più Distretto Rurale delle Acque.

Ennesima prova di un territorio che non ha le buone prassi europee nel DNA, ne tanto meno costruisce progetti di territorio a lungo termine condividendo obiettivi con chi il territorio lo vive. 
Siamo solo capre, pronte a sacrificare faticosi passi avanti in nome di un solo nome.
Che poi la partita è ancora da vedere, perché la Regione Campania finanzierà solo 3 Gal in Irpinia (forse questo pochi lo hanno detto).

In bocca al lupo a Lioni, Caposele, Calabritto, Senerchia, Bagnoli Irpino, Nusco, Castelfranci, Cassano, Torella dei Lombardi e Teora, alle prese da domani con una nuova sfida. 


Please follow and like us:

Si discute e si parla di turismo con il territorio, finalmente.

Da sempre ritengo che per poter fare turismo è necessario ascoltare le esigenze del territorio e costruire dei piani partecipati per la definizione delle strategie e delle azioni da intraprendere, sulla base dei suggerimenti e delle richieste degli operatori, di chi il turismo lo fa quotidianamente.

Per anni appelli di questo genere sono rimasti inascoltati e i piani turistici (quei pochi fatti) sono stati costruiti dall’alto, redatti da consulenti più o meno bravi, e calati sulle realtà senza ascoltare chi il turismo lo fa e costruisce ogni giorno. Piani, tra l’altro, anche non attuati, disattesi e rimasti carta.
Ora, dopo anni di fondi europei utilizzati in maniera discutibile con scarsi risultati in termini di sviluppo, finalmente qualcuno ha deciso di ascoltare i fabbisogni del territorio per individuare le azioni giuste da intraprendere, prima di spendere risorse inutilmente.

Mi viene da dire, meglio tardi che mai, e visti i risultati del passato  (tendenza al calo di presenze turistiche in Provincia di Avellino pari al – 10% annuo, dati Camera di Commercio 2014) speriamo in una svolta.
L’iniziativa, lodevole, è di tutti i Gal (Gruppi di Azione Locale) della provincia, che in questi mesi stanno incontrando a vario titolo e con vari temi, le differenti realtà di tutta l’Irpinia, impegnati in una campagna d’ascolto interessante.
É il caso anche del Gal Irpinia che venerdì 15 sarà a Caposele per l’ultimo degli incontri destinati agli operatori turistici del territorio (tutte le date qui http://psr2020.galirpinia.it/).

Questa è davvero un’occasione più unica che rara per tutti noi, perché l’obiettivo è arrivare a costruire una strategia di sviluppo locale condivisa con una serie di incontri volti a raccogliere i fabbisogni del territorio, e in particolare, scrivono sul sito ufficiale: “Incontreremo le associazioni del territorio impegnate nell’attivazione di percorsi turistici e capiremo insieme quali strategie definire per migliorare la conoscenza del territorio per aumentare la consapevolezza delle nostre potenzialità. Grande attenzione sarà riservata all’analisi delle caratteristiche salienti del territorio per intraprendere azioni di tutela e conservazione come elemento di attrazione turistica”.

É l’occasione per il nostro territorio di proporre e palesare le proprie esigenze e i propri fabbisogni (il modulo per iscriversi è qui) e costruire il percorso di sviluppo necessario ad accrescere il settore.

Io, dal mio canto, porterò queste proposte:

– necessità di analizzare il fenomeno turistico, finanziare uno studio approfondito e serio sulla tipologia di domanda, sul numero dei turisti e sui flussi turistici;

– avviare percorsi di innovazione sociale legati allo smartrural, attraverso l’uso combinato dell’agricoltura e del digitale, anche attraverso quello che ho scritto qui;

– puntare sullo sviluppo delle esperienze turistiche più che sulla costruzione del brand (purtroppo Irpinia è uguale a terremoto nella percezione comune e di difficile miglioramento come brand).

Dobbiamo costruire e vendere esperienze al turista del futuro (quello delle 5i, per dirla con i termini di Ejarque) che oggi è: innovatore, sempre alla ricerca di esperienze nuove, non ama ripetere gli stessi viaggi e andare negli stessi posti, informato, perché sceglie la destinazione, l’albergo o il servizio dopo aver raccolto informazioni e confrontato proposte differenti, impaziente, perché la velocità del web e la facilità d’uso degli smartphone lo hanno reso insofferente all’attesa, illuso, perché per lui la vacanza rappresenta un sogno, carico di aspettative, infedele, perché desidera vivere esperienze diverse, sempre alla ricerca di novità.

– fare un piano di comunicazione che punti per l’80% sul digitale, su una comunicazione diversa.

A venerdì, per la ri-volta buona.

Please follow and like us:

Borgo di Quaglietta, ecco i miei (modesti) piani di gestione e marketing.

Non ho resistito e l’ho fatto, ho presentato la manifestazione di interesse per la gestione del Borgo di Quaglietta, anche se le richieste economiche fatte sono impossibili.

L’ho fatto perché è necessario, secondo me, portare al tavolo l’Amministrazione Comunale e farle capire che quei termini non sono giusti, non sono giusti per i giovani, per la Valle del Sele e per la comunità di Calabritto e Quaglietta, che lo sviluppo non si fa così.

Quel Borgo deve vivere e funzionare bene perché se così fosse ci sarà lavoro e prospettiva per un interno territorio e ora con queste condizioni tutti gli imprenditori probabilmente falliranno.
L’ho fatto per cercare di far capire che una possibilità c’è ed è legata al territorio, alle sue competenze e professionalità, alla sua passione, alla fiducia che i politici devono concedergli.
Solo con queste caratteristiche ci potrà essere un vero Albergo Diffuso e questi sono i documenti che dimostrano come può essere possibile.
Proviamo a metterci in gioco cari Amministratori, proviamo a non basare il tutto sui soldi e le casse Comunali da rinforzare, proviamo a sfruttare bene questa (ultimissima) opportunità.
Del resto ho già discusso e scritto, ora l’ho trasmesso con atti ufficiali al Comune attraverso il piano di gestione e marketing richiesti dalla manifestazione.

Eccoli qua:
Piano di gestione
Piano di marketing

A voi la parola.

Please follow and like us:

Perchè l’Irpinia forse ce la può fare (turisticamente parlando).

Quello che stiamo vivendo è un momento di campagna elettorale e capisco perfettamente che le inaugurazioni in pompa magna, come quella del Borgo di Quaglietta, siano la normalità e che il turismo sia la parola più utilizzata nei comuni che si apprestano a votare, ma suggerisco ai candidati di guardare alcuni dati perché oggi la verità è una sola, aldilà di facili discorsi: Avellino e l’Irpinia, turisticamente parlando, non esistono.

Analizzando i dati sul rapporto del turismo 2016 appena diffuso da Unicredit ciò è evidente.
Avellino presenta solo lo 0,9% delle presenze della Regione Campania di fronte al 64,2% della Provincia di Napoli e al 30,3% di Salerno.

Fonte: Unicredit, Rapporto sul Turismo 2016.

Ciò significa che i turisti (quelli veri che rimangono sul territorio per almeno 24h dormendo in una località, NON gli escursionisti mordi e fuggi) non ci sono e bisognerebbe chiedersi come mai questa percentuale, nonostante i proclami e i fondi a pioggia sugli eventi e su altro, non aumentino.
Una delle prime cause è sicuramente la mancanza di servizi turistici sul territorio dove i famosi agriturismi, quelli che pensiamo siano la maggior parte delle strutture turistiche esistenti in provincia, sono solo il 3,5% della ricettività totale regionale.

Fonte: Unicredit, Rapporto sul Turismo 2016.

I servizi per i turisti in provincia di Avellino non ci sono e probabilmente il primo punto su cui iniziare a battere seriamente è proprio quello: aumentare la capacità ricettiva dell’Irpinia e il numero di servizi incoming della stessa (guide autorizzate, accompagnatori turistici, trasporti, trekking, escursioni, ecc), puntando ad aumentare il tasso di occupazione medio delle strutture ricettive, il solo modo per generare economia e posti di lavoro.

Una speranza e una prospettiva c’è infatti ed è molto chiara. Lo stesso rapporto sottolinea come la tendenza dei nuovi turisti sia quella legata a “esperienze di immersione nella comunità ospitante” dove “il viaggiatore contemporaneo ricerca sempre più delle esperienze calibrate sulle proprie esigenze e passioni e sul proprio stile di vita, dunque non massificate e standardizzate”.
L’Irpinia dunque abbandoni l’idea del turismo di massa e fatta dei grandi numeri, quella del “trasciniamo” i turisti della costa, anche perché chi va in costiera non vuole venire in Irpinia, altrimenti ci verrebbe direttamente.

Tornando alle prospettive, il rapporto sottolinea come le tre categorie di turisti che crescono di più sono quelle legate agli agriturismi con più di 11 milioni di presenze e oltre il 57% di stranieri (il 57%!), e una crescita pari al 20% negli ultimi anni.

Fonte: Unicredit, Rapporto sul Turismo 2016.

A seguire c’è il turismo enogastronomico che è molto apprezzato dai turisti stranieri (85% si dice molto soddisfatto dall’esperienza enogastronomica italiana), che spesso sfocia in un acquisto di un prodotto enogastronomico (85% dei casi) che crea economia collaterale al turismo.
Infine si evidenzia una tendenza nel turismo montano, quello amato particolarmente da tedeschi e austriaci, dove la riformulazione dell’offerta turistica in chiave sportiva (trekking, bike, escursionismo) rispetto al turismo legato alla neve, deve diventare l’obiettivo del futuro.

Ed è in questi trend che l’Irpinia deve inserirsi, affidandosi a questi dati.

C’è bisogno sempre più di investimenti in servizi turistici a tutti i livelli, di veri alberghi diffusi, di comunità che accolgono e propongo vita locale con enogastronomia d’eccellenza, che offrono esperienze non di massa ma lente, autentiche e fortemente legate alle esigenze del turista, abbandonando l’idea che il turismo vero è solo quello numeroso.
I turisti veri che l’Irpinia deve ricercare non sono quelli attuali, sono quelli (di minor numero) che il futuro ci sta riservando, quelli che vogliono l’autenticità, quella che non si può ottenere con i grandi numeri: la speranza risiede in questa autenticità che bisogna preservare e vendere.

C’è bisogno di questo affiancato alla costruzione di destinazioni turistiche che speriamo possano partire al più presto quando la Regione deciderà di dare finalmente attuazione alla nuova legge regionale sul turismo approvata nell’agosto 2014 e deciderà, attraverso i Poli Turistici Locali, di dare la parola ai territori permettendo loro di arrivare a costruire un’offerta turistica degna di tal nome, capace di far aumentare le presenze e generare economia.

C’è bisogno di tutelare il territorio sotto tutti i punti di vista:dal rischio trivelle all’eolico selvaggio fino all’intramontabile rischio discariche.

Saremo capaci di capirlo e lo sentiremo da un palco? Magari con i dati alla mano si.

Panoramica dal Borgo di Quaglietta.
Please follow and like us:

Quel Centro Fieristico, centro di innovazione per un indotto turistico?

Quella dell’utilizzo per i prossimi anni del completato e inutilizzato Centro Fieristico di Caposele è un dilemma e un problema che andrebbe presto risolto, prima di vederlo decadere e morire tra le sue macerie all’ingresso di un paese che vuole definirsi turistico.

In merito, la nostra proposta è molto chiara e attuabile a brevissimo termine.
Una struttura di questo tipo è un potenziale enorme che può essere destinata alla realizzazione di un sogno e al rilancio dell’economia, delle ambizioni e delle opportunità di un’intero territorio: la Valle del Sele.
Siamo, infatti, da sempre convinti che bisogna creare le condizioni affinchè i nostri ragazzi facciano economia e lavoro esprimendo le loro potenzialità e capacità possibilmente all’interno del loro territorio.
Ora l’opportunità è a portata di mano, i soldi anche, non nascondiamoci dietro a un dito.
Noi immaginiamo quel centro vivo quotidianamente, pieno di professionisti, aspiranti imprenditori (o start-uppari), medici, avvocati, farmacisti, notai, ecc. che usufruiscono di una serie di servizi al suo interno:
  • Programmi di formazione, workshop tematici, attività di accellerazione d’impresa;
  • Fornitura di informazioni continue sui numeri programmi di finanziamenti e call per start-up presenti;
  • Consulenza in materia legale, economica, del lavoro; 
  • Internet;
  • Sala congressi;
  • Coworking;
  • Area relax;
  • Cucina;
  • Area notte;
  • Spazi destinati alle start-up per i primi anni di attività.
Un luogo dove si possa respirare la speranza, la novità, l’eccellenza dell’Alta Valle del Sele.
La struttura in tal modo diverrebbe in poco tempo l’hub dell’innovazione dell’Alta Valle del Sele sopratutto nei settori del turismo, dell’artigianato e dell’agricoltura, la “Città della Scienza della Valle del Sele”, per essere chiari.
Ci immaginiamo quel centro punto di incontro di giovani menti, polo per le università e la ricerca, fonte di ispirazione per coloro che credono di potercela fare anche in Irpinia. 
Ci immaginiamo un’eccellenza tecnologica, di innovazione, che crei novità e che attragga menti e giovani da più parti fornendo continue opportunità.
Come?
Il centro possiede vari scompartimenti e una grande sala congressi, dove è facile immaginare i primi spazi da destinare (per i primi anni di attività) alle neonate start-up la seconda luogo di confronto e incontro tra idee.
Si potrebbe partire subito perchè il sistema si reggerebbe economicamente concedendo in affitto spazi di lavoro, la sala congressi a grandi tour operator del congressuale e fornendo una serie di servizi collaterali (dalla ristorazione al trasporto, fino a servizi premium) oltre che con finanziamenti pubblici ad hoc sul tema.
Proprio in tal senso l’occasione è ghiotta: attualmente infatti è aperta una call (bando) in Regione Campania che permette ai Comuni di avviare programmi di accellerazione di impresa e che permetterebbe di fare il primo passo per arrivare a costruire questo progetto.
La scadenza è brevissima: 6 maggio 2016 per candidarsi, 24 maggio 2016 per chiudere il progetto.
Il programma prevede una cosa bellissima che in 3 steps permette di avviare e finanziare 5 start-up.
Viene finanziato:
– Il primo step che è legato alle attività di scouting finalizzati allo stimolo del territorio per la produzione di idee di business innovative con 12.000 euro;
In tal modo si potrebbe promuovere l’iniziativa e lanciare la call per gli apriranti imprenditori.
– Il secondo step è volto a finanziare programmi di idea generation finalizzati alla strutturazione delle idee di business ed al completamento del team dei founder attraverso attività di coaching e mentoring, l’organizzazione di laboratori creativi, l’erogazione di servizi di affiancamento e tutoraggio e servizi logistici con postazioni attrezzate messe a disposizione degli aspiranti imprenditori, con 24.000 euro;
– Il terzo step programmi di business acceleration indirizzati ad aspiranti imprenditori che avranno l’opportunità di strutturare il loro progetto d’impresa e presentarlo a potenziali partner finanziari e/o tecnologici, con 50.000 euro.
Il tutto da far partire subito e chiudere entro il 31 ottobre 2016.
Non manca  nulla e le condizioni per partire con un progetto così ambizioso che punti in alto davvero ci sono tutte:
  • Struttura a disposizione;
  • Bando e finanziamenti disponibili;
  • Capacità ricettiva e ristorativa;
  • Competenze sul territorio;
  • Forte spinta all’innovazione dell’area. 
Gli effetti sulla comunità sarebbero importanti:
  • Aumento delle presenze turistiche
  • Aumento dell’occupazione
  • Sviluppo delle potenzialtà del territorio
  • Utilizzo di una struttura abbandonata
  • Elevazione delle eccellenze dell’Alta Valle del Sele
  • Aumento del grado di innovatività dell’area.
E allora perchè no, perchè non andare verso il futuro? Oppure vogliamo aspettare le prossime elezioni?
Anche io sono qui, a disposizione. 
Please follow and like us:

Le (mie) ragioni del referendum oltre trivelle e tecnicismi, proiettate al futuro.

Le ragioni che vengono da più fronti a sostegno dell’andare a votare domenica sono varie e tutte probabilmente valide sia per il fronte del SI che per quello del NO.

Ma dietro alle classiche motivazioni del SI possono celarsi altre ragioni legate a temi di innovazione sociale, di cui nessuno parla.
Io, in particolare, ho le mie.
Come immagini il tuo mondo tra cinquanta anni?
Io lo immagino molto diverso da quello attuale, fondato sul concetto di condivisione della vita e delle attività quotidiane dove l’energia non deriva solo da una spina in un muro.
Lo immagino fatto di persone al centro che condividono e risparmiano messe in rete dagli strumenti che la tecnologia fornirà loro, dove non avremo più gli attuali sistemi di trasporto, l’attuale spreco di energie del pianeta e sopratutto gli idrocarburi.

Tra cinquanta anni ridurremo i consumi grazie alla condivisione degli spazi, dei mezzi di trasporto, del cibo, attraverso processi che ottimizzeranno le nostre vite riducendo l’energia necessaria a fare quello che oggi facciamo quotidianamente.

Ci saranno le finestre e i mattoni fotovoltaici, i droni per le consegne e spesso, basterà un pc collegato ad internet per lavorare, gli imballaggi del nostro cibo saranno riutilizzabili più spesso e l’acqua sarà una risorsa indispensabile che utilizzeremo anche per produrre energia.
Avremo la sesta rivoluzione nel settore edilizio che porterà ad abitazioni autosufficienti dal punto di vista energetico, le renderemo indipendenti da fattori esterni; non avremo più bisogno di spostarci così tanto e se lo faremo, condivideremo con gli altri l’energia necessaria per muoverci.
Questa è la società che vedo tra cinquanta anni.

Ma c’è anche la possibilità che tutto ciò non accada perché la società sceglierà di rimanere al palo, legata a logiche attuali che sono difficili da scardinare e che mantengono lo status delle cose legate al petrolio, all’inquinamento, alla proprietà privata estremizzata e, in genere, al consumismo che danneggia il pianeta.
Una società che non vorrà condividere e che continuerà a consumare pian piano se stessa e questa terra fin quando potrà, la sintesi delle non classiche motivazioni del NO.

La scelta di domenica è quindi per me molto diversa, è una scelta tra queste due vie, non una scelta legata alle dodici miglia o meno.
Quella di domenica non è una scelta tecnica, è una scelta di innovazione sociale, di visione futura di una società e della politica.
Quella di domenica è una scelta legata al futuro delle generazioni, alla trasformazione qualitativa delle loro vite oppure alla conservazione dell’attuale status finché madre natura permetterà.

TU dove vuoi che vada la società dal 18 Aprile in poi?
Vota SI se vuoi una società che pensi e si proietti al futuro, vota NO se vuoi che il futuro tardi ad arrivare.

Please follow and like us: