Anche in Campania ci avviamo al turismo 2.0 (forse).

Dopo quasi 3 anni dall’approvazione della nuova legge regionale sul turismo, (la 18/2014 di cui parlo qui) iniziano a muovere i primi passi le deliberazioni attuative.

In primis pare che la prevista Agenzia per la Promozione del Turismo Regionale presto avrà un direttore generale (era ora) e che, sopratutto, abbiamo ben 2 milioni di euro per una serie di azioni interessanti volte a far iniziare la nuova era del turismo campano.
Intanto ecco l’avviso per il direttore.

Ciò che sembra farci avviare sulla giusta strada però è sopratutto altro: finalmente si inizierà a pensare ad un brand, ad una rivisitazione del portale unitario regionale ed, udite udite, una pianificazione media della campagna di comunicazione unitaria del brand regionale e dei prodotti turistici regionali.
Ho iniziato a leggere di parole come app e di sistemi di accoglienza turistica anche per le aree interne.

In particolare la delibera di Giunta Regionale n. 213 del 18/04/2017 (qui) vuole dare avvio alle seguenti azioni strategiche:

– progettazione creativa, ricorrendo eventualmente ad un concorso di idee, del sistema di identità visiva della destinazione Campania che, in rapporto con i brand territoriali, sia declinabile nel layout grafico e di allestimento dei Sistemi di Informazione e Accoglienza Turistica (SIAT) e delle fiere del turismo, nel layout grafico delle campagne di comunicazione, nelle pubblicazioni e materiale divulgativo;

– potenziamento del portale turistico regionale, quale primo applicativo del sistema informativo turistico regionale;

– realizzazione e utilizzo di apposite app o strumenti tecnologici adeguati quali veicoli
multimediali;

– pianificazione media della campagna di comunicazione unitaria del brand regionale e dei suoi prodotti turistici regionali, attraverso cui veicolare una immagine della Campania oltre che turistico-balneare, come destinazione turistica per l’intero anno, grazie ad un portafoglio di prodotti turistici destagionalizzanti: la grande arte (i sei siti Unesco) ed i piccoli borghi (le aree interne), l’enogastronomia (la dieta mediterranea) e la tradizione (le feste religiose, le sagre, ed il Natale), la natura (i parchi nazionali e regionali) e le attività all’aria aperta (escursionismo e sport in natura), sia online che offiline, concentrata sui mercati italiani ed europei collegati da vettori aerei e treni ad alta velocità con la Campania;

– produzione e gestione di nuovi contenuti redazionali per la promozione dei prodotti turistici regionali sui canali online della Campania;

– realizzazione di presidi territoriali e strumenti multimediali all’avanguardia, con una immagine coordinata relativa alle icone, pattern, mappe e sistemi decorativi, per rafforzare la rete di informazione e di accoglienza turistica su tutto il territorio regionale;

– avviare la messa a sistema della rete dei SIAT, anche attraverso la sottoscrizione di accordi con le Pubbliche Amministrazioni;

– promuovere l’informatizzazione dei SIAT;

– costituire un gruppo di lavoro scientifico per l’avvio di laboratorio permanente sull’l’innovazione, lo studio e l’analisi del mercato turistico e per l’ascolto ed coinvolgimento del sistema turistico regionale nel processo di programmazione turistica;

L’ultimo punto, in particolare, lo seguirò con attenzione perché va aldilà della promozione e dell’organizzazione, ma punta a coinvolgere ed ascoltare i territori: elementi che ormai il settore turistico non può più tralasciare.
Tutto bello ed estremamente in ritardo, sarà un’impresa che mi auguro la Campania sappia affrontare.

Ma, caro assessore al turismo Matera, lasciatelo dire, se gli output debbono essere quelli dello già avviato SIAT di Avellino (https://www.facebook.com/siatavellino/), lasciamo stare.

Stiamo a guardare.

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Prove tecniche di distretto turistico: ecco visitsangerardo.it

Di opportunità il mondo del turismo ne è pieno e la formula magica necessaria per coglierle, quella che tutti decantano, è una: fare rete.
È partendo da questo presupposto che qualcosa si sta muovendo a San Gerardo dove un gruppo di imprenditori, supportati da 4 giovani studiosi e appassionati della materia (tra cui io) si stanno facendo promotori di questo ambizioso progetto: www.visitsangerardo.it

Un progetto che ha come obiettivo principale quello del dialogo e della rete per arrivare a promuovere meglio la destinazione San Gerardo e Alta Valle del Sele attraverso l’aggregazione e il cogliere le opportunità che la rete d’impresa offre.
Un progetto che parte dal basso, supportato degli stessi privati che si sono fatti comitato promotore, con l’idea di allargare la compagine a più imprese (del comparto turistico e non) possibili.

Tutti i dettagli, i tempi e gli obiettivi sono ampiamente specificati su sito web dell’iniziativa dove si legge chiaramente che si vuole “organizzare la destinazione turistica San Gerardo e Alta Valle del Sele attraverso su sistema di Destination Management Organization promosso da privati. Il progetto punta  a costruire una destinazione turistica completa con la definizione di una strategia in grado di favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta turistica per proporsi sul mercato in maniera vincente”.

Il comitato promotore però, prima di valutare la tipologia di forma aggregativa da costituire, apre una call a tutti coloro che voglio contribuire (consapevoli dell’impegno e dell’importanza di mettersi in gioco in prima persona), chiedendo di iscriversi al progetto.
Per partecipare ed essere informati sugli sviluppi basta compilare il format sul sito web.

Tutto molto ambizioso, tutto molto bello e fondamentale per questo settore.
Dunque forza che presto ci sarà un incontro. 

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Rivoluzione Gal e l’addio all’approccio partecipativo.

In questi giorni l’Alta Irpinia e la Valle del Sele sono stravolti dalla modifica degli assetti dei Gruppi d’Azione Locale che, fino a poco tempo fa, quasi nessuno conosceva.
I Gal non sono altro che società consortili a responsabilità limitata composte da soggetti pubblici e privati i cui scopi sono la promozione dello sviluppo locale.
Sopravvivono sopratutto grazie alla presenza di fondi europei e, oggi, tutti vogliono dire la loro perchè destinatari di tanti milioni di euro nella prossima programmazione europea.
Nel mio ultimo post li avevo decantati perché, per la prima volta, un ente si era aperto al territorio ascoltandolo e facendolo partecipare alla stesura della strategia di sviluppo locale attraverso la raccolta dei bisogni e delle necessità: una novità assoluta, un approccio tutto europeo mai visto con focus group, facilitatori, dinamiche di condivisione.
Un’apertura bellissima di tutti i Gal (Irpinia – Cilsi – Partenio, ecc.) che ha portato alla costruzione di una strategia di sviluppo locale condivisa che si basava sulle reali esigenze degli operatori che il territorio lo vivono.
Peccato però che tutto ciò, ora, sia stato un lavoro completamente inutile.
Le strategie condivise costruite dai Gal, fatte di approcci partecipativi e incontri territoriali (qui quella dell’ormai chiuso Gal Irpinia http://psr2020.galirpinia.it/  e qui il percorso fatto dal Gal Cilsi http://www.galcilsi.it/new/category/news/ ) sono state ripudiate da buona parte dei Comuni che le avevano costruite e adottate in Giunta in nome di una sterile “contiguità territoriale”.
Questo criterio infatti è la motivazione che si trova nelle delibere dei Comuni che giustificano il “cambio di casacca”  nonostante con questo nuovo organismo non avessero mai parlato o, tantomeno, condiviso strategie per il futuro come fatto con gli altri.

Insomma, per una volta che si era coinvolto davvero il territorio nelle scelte, queste scelte sono state completamente cancellate da un cambio voluto da pochi. Davvero triste.
Ciò dimostra, per l’ennesima volta, che alla base del nostro territorio non ci sono gli obiettivi, i progetti, i risultati e la meritocrazia. I cittadini meno decidono meglio è.
Ora non resta, per tutti i Comuni che hanno cambiato dirigendosi verso il Gal “I sentieri del buon vivere”, che leggere la loro strategia condivisa (di cui però non trovo traccia sul sito http://www.sentieridelbuonvivere.it/)  e adeguarsi a cose che hanno scritto altri a cui l’Alta Irpinia non ha contribuito.

Ciò significa, per Caposele ad esempio, niente più Distretto Rurale delle Acque.

Ennesima prova di un territorio che non ha le buone prassi europee nel DNA, ne tanto meno costruisce progetti di territorio a lungo termine condividendo obiettivi con chi il territorio lo vive. 
Siamo solo capre, pronte a sacrificare faticosi passi avanti in nome di un solo nome.
Che poi la partita è ancora da vedere, perché la Regione Campania finanzierà solo 3 Gal in Irpinia (forse questo pochi lo hanno detto).

In bocca al lupo a Lioni, Caposele, Calabritto, Senerchia, Bagnoli Irpino, Nusco, Castelfranci, Cassano, Torella dei Lombardi e Teora, alle prese da domani con una nuova sfida. 


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Pensare prima vince, sopratutto bandi.

Care Proloco, care associazioni pro eventi e territorio,
quando i Comuni vi dicono che non ci sono soldi per i vostri eventi spesso non è vero, spesso sono i vostri amministratori che non sanno intercettarli perché non programmano (secco e crudele lo sò).
Ecco l’esempio e perché.
Oggi la Regione Campania (lo fa quasi ogni anno a Maggio/Giugno e Settembre/Ottobre) ha pubblicato un avviso pubblico dove vengono finanziate attività promozionali per eventi a livello regionale e interregionale.

In particolare vengono finanziate due categorie, nel periodo tra Giugno 2016 e Gennaio 2017:
– Eventi di rilevanza nazionale ed internazionale;
– Iniziative promozionali sul territorio regionale.

Per i primi sono previste risorse pari a 3.000.000 di euro, per i secondi 1.000.000 dove sugli eventi possono essere richiesti interventi da 100.000 a 150.000 euro e sulle iniziative da 40.000 a 50.000.
I destinatari sono, ovviamente, i Comuni in forma singola o associata.

Problema: la scadenza è brevissima, 11 luglio 2016, quindi circa 3 settimane da oggi. Un tempo molto breve per programmare eventi se già non ci si è mossi in questa direzione (almeno per quelli estivi).

Ora immaginate se la vostra Amministrazione vi avesse convocato a Marzo chiedendovi che tipologia di eventi avevate in mente e facendovi rispondere ad un piccolo schema progettuale con tutto quello che oggi la Regione Campania chiede.
Immaginate se, chi si occupa di promozione turistica e gli assessorati al turismo avessero già fatto tutto e ad oggi, il vostro Comune avesse già un calendario estivo.

I vantaggi sarebbero moltissimi:
– la promozione del vostro evento avverrebbe molto prima e raggiungerebbe molte più persone;
– gli eventi potrebbero essere inseriti in circuiti commerciali legati ad agenzie di viaggio e tour operator e in pacchetti turistici;
– di potrebbe iniziare a ragionare in ottica di territorio e non di Comune, (facendo rete e punteggio in questi bandi);
– infine, si potrebbe rispondere in maniera molto semplice a bandi come questo, senza corse e con una strategia alla base.

Ma anche quest’anno il calendario del vostro Comune uscirà il 31 luglio con il primo evento al primo agosto, con fantomatici e potenziali turisti che dovrebbero organizzare la loro vacanza in cinque minuti per soggiornare nel vostro territorio, e i soliti eventi non costruiti mai per i turisti (quelli che comprano i pacchetti turistici, che dormono e mangiano nei ristoranti) ma per gli escursionisti (quelli che arrivano, sporcano, comprano dal paninaro e se ne vanno).

Se vogliamo fare economia turistica iniziamo a parlare di programmazione, se vogliamo creare occupazione cominciamo a lavorare in questo modo, sopratutto e anche per cogliere queste opportunità senza rincorrere il calendario.

Chissà.

L’avviso pubblico è qui.

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La Campania turistica cambia, l’Irpinia è ancora ferma.

In passato (2014) la Regione Campania ha riformato il sistema turistico con una nuova legge e ne ho già ampiamente discusso qui.
Tra le varie novità previste le più rilevanti sono la soppressione degli enti provinciali del turismo (EPT) in favore di un’agenzia di promozione unitaria che si occuperà della promozione dell’intera Campania, e l’istituzione dei Poli Turistici Locali.

La buona e grande novità prevista da questa legge, che tra un po’ compirà due anni e che attende ancora i decreti attuativi, si presenta proprio in questi Poli e che di fatto prevedono la possibilità di costruire “destinazioni turistiche” dal basso facendo confluire al suo interno soggetti pubblici e privati.

Il punto forte della riforma del settore sono gli ambiti territoriali omogenei (ATTO) “aree delimitate in cui, per storia turistica o per chiara potenzialità, sono organizzate ed ottimizzate le offerte dei servizi pubblici e privati per il turismo e dove sono integrati il patrimonio umano, ambientale, produttivo e culturale del territorio”, che potenzialmente avranno una maggiore capacità di mettere insieme territori con caratteristiche similari, ma che non ricadono necessariamente nello stesso ambito provinciale (come accadeva con gli Ept).

Per il settore turistico questo passaggio è fondamentale: il turista infatti non vede confini istituzionali (come erano presenti con gli EPT su base provinciale) e riuscire a coordinare e promuovere dei territori che potenzialmente possono essere dei prodotti turistici completi e uniformi è un grande vantaggio.
Secondo la legge l’individuazione di questi ambiti spetterebbe alla Regione ma è anche possibile che i territori si propongano alla stessa autonomamente, atto che stanno facendo in molti, ma che in Irpinia non vede ancora nulla a riguardo.

Riuscire a costruire un ambito territoriale omogeneo prima che lo faccia la Regione può avere numerosi vantaggi in termini di finanziamenti, di promozione turistica e di realizzazione di prodotti turistici appetibili, nonché di anticipo dei lavori rispetto al futuro che sarà.

Il Salernitano e il Beneventano si stanno muovendo, vari territori hanno costruito ATS finalizzate a Poli Turistici Locali, l’Irpinia purtroppo non si muove (in passato ho sentito di sistemi turistici locali, ma poi più nulla https://stlirpinia.wordpress.com/).
Se la Regione dovesse, ancora una volta, individuare come ATTO l’Irpinia intera, forse ci sarebbe un grande errore non essendo la stessa del tutto omogenea e spendibile come prodotto turistico unitario.

E’ dunque giunta l’ora di avviare un dialogo pubblico/privato in questa direzione volto a proiettarsi verso la nuova legge regionale e alla nuova modalità di promozione e costruzione dei prodotti turistici.
A quando le prime ATS nella Valle del Sele, nella Valle dell’Ufita, nell’area del Partenio, nell’Alta Irpinia, allora?
L’Irpinia turistica purtroppo già non esiste, allora questo territorio vuole ancora una volta rincorrere le scadenze e farsi calare dall’alto le decisioni, oppure vuole svegliare questo settore e correre nella giusta direzione?

La Regione Campania indica chiaramente la necessità di superare i campanilismi nel turismo, per una volta che la strada indicata è giusta seguiamola, dialoghiamo e costruiamo le destinazioni irpine una volta per tutte, dal basso e insieme.

P.s. Speriamo che qualcuno legga.

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